Dizionario di filatelia
(Dal forum)

Gli speciali di
Filatelia & Francobolli


dizionario

Dizionario

 



Il conio tipografico


E' materia abbastanza tecnica e complessa, che cercherò di semplificare. Se poi qualcuno ritiene di approfondire qualche aspetto, possiamo anche provare a farlo, ma intanto, in "prima battuta", cercherò di essere estremamente semplice tenendomi sul generale, perché poi ogni emissione fu preparata con tecniche particolari.
Dei metodi di stampa ci ha già parlato egregiamente Erik nelle pagine sulla stampa tipografica e stampa calcografica.
Allora pensiamo, tanto per cominciare, alla stampa tipografica, detta anche rilievografia.
Tutti abbiamo presente come è fatto un timbro, quelli d'ufficio.
L'impronta del francobollo poteva essere costituita da un cliché unico, che comprendesse immagine principale, decorazioni, cartigli e scritte (il "lettering" si direbbe oggi), oppure da un assemblaggio dei vari elementi, ad esempio l'immagine principale e delle decorazioni incise ad hoc, e poi scritte e filetti ricavati da elementi di tipografia (spazi, caratteri, linee ecc.).
L'artista, l'incisore, compiva la sua opera su un pezzo di acciaio dolce perfettamente piano e liscio a specchio. Doveva incidere il disegno specularmente (cioè a rovescio) tenendo presente che quello che incideva (cioè quello che portava via dal pezzo d'acciaio) nel francobollo finito sarebbe risultato bianco (non stampato) e quello che lasciava sarebbe stato inchiostrato, quindi stampato.
Per questo lavoro l'incisore si serviva di appositi strumenti, come bulini di diverse forme e misure e brunitoi.
Man mano procedeva nel lavoro, lo controllava facendo una rapida inchiostratura e stampando un cartoncino di prova.
Quando era soddisfatto del suo lavoro, il conio era pronto per essere temperato.
Con l'operazione della tempera l'acciao, che era dolce e quindi poteva essere ancora lavorato e inciso, diventa durissimo e non più soggetto a modifiche da parte dell'incisore.
A questo punto il conio originario era pronto a fare il suo lavoro, che era quello di imprimere mediante pressione (battitura) l'immagine su altri blocchetti di metallo dolce. Su questi blocchetti l'impronta era "diritta", cioè il disegno si presentava come fosse stato stampato e le parti in rilievo rappresentavano gli spazi bianchi del francobollo.
Anche questi blocchetti venivano temperati per essere induriti ed a loro volta servivano per produrre un conio secondario, con caratteristiche uguali a quelle del conio originale.
Su questi coni secondari venivano incise eventuali cornici, decorazioni, ed il lettering, compreso il valore dell'impronta che andava a costituire la serie. In certi casi la parte relativa al valore poteva essere costituita da un blocchetto separato dall'impronta del francobollo che veniva inserito manualmente nella composizione prima della stampa (Granducato di Toscana), oppure essere completata con caratteri mobili (Ducato di Modena).
Con il conio secondario così rifinito e temperato venivano "battute" altre piastrine di metallo tenero che ricevevano l'immagine completa del francobollo in positivo: queste poi venivano riempite di una speciale lega per la stampa (con immagine di nuovo speculare) con cui si ricavavano tanti cliché quanti erano necessari per comporre la "forma" (composizione) con cui stampare i francobolli.
Volutamente ho evitato di parlare di "stereotipi", punzoni, matrici, di lastre e procedimenti galvanoplastici per cercare di generalizzare un procedimento che nella realtà veniva effettuato con interventi anche diversi.


punzone tipografico De La Rue

[ Punzone tipografico De La Rue (da "De La Rue a scuola di carte valori" ]

[ Giandri ]
Argomenti collegati: conio calcografico, disegno litografico.

Click Here to Visit!

Google